potere del retreat

Negli ultimi anni i retreat sono diventati un’attività diffusissima, di cui sentiamo parlare ovunque, tra le colleghe al lavoro, nei feed dei social, nelle newsletter e magari da quella cugina che non vedi da anni però eccola lì a postare foto di un ritiro su un’isola mediterranea.

Sempre più persone che gravitano attorno al mondo della crescita personale e della consapevolezza di sé, hanno sviluppato un interesse nel dare valore al proprio tempo libero e a come lo utilizzano, ricercando tempo di qualità di cui beneficiare all’interno della propria vita. Infatti, quando si trovano a pianificare le proprie vacanze scartano la semplice villeggiatura, preferendo invece l’esperienza di un retreat. Perché? E tu sei una di queste? Magari sì, magari no, o magari è solo questione di provare, fare esperienza del potere del retreat e vedere se fa per te.

Perché la vita mondana può essere iper-stimolante, risucchiandoci nel mondo esterno e facendo facilmente svanire l’esperienza del nostro Sé, nonostante la sua profondità. Diventa così prezioso riuscire a ritagliarsi lo spazio per un retreat, che ravvivi quella chiara attenzione amorevole verso noi stessi e ci permetta di riconnetterci al cuore e alla nostra vitalità. Quel momento ci porterà a incontrare noi stessi con autenticità e semplicità, sostenendo infine il nostro vivere di più a partire da ciò che siamo. Ma come tutto questo accade? E come rendere il potere del retreat tangibile all’interno della nostra vita? In questo articolo proveremo a capirlo insieme, a partire dalle basi: che cos’è un retreat?

Un retreat è un’esperienza intensiva, che include momenti di pratica – come yoga asana, meditazioni, movimento e passeggiate – e, spesso, anche momenti di studio di sé e condivisione di conoscenza – e, perché no, anche momenti di trattamenti e Spa, connessione profonda con la natura e tempo in cui nutrirci emotivamente e spiritualmente, ma anche mangiare sano come atto di amore per se stessi.

In sintesi, ciò che accomuna i ritiri e che costituisce il potere del retreat non è infatti la durata, ma l’immersione profonda nella connessione con se stessi, lontano dalle distrazioni quotidiane – che siano il lavoro, gli amici o gli eventi sociali. È questa immersività a permettere di coltivare una consapevolezza più profonda, favorendo trasformazioni e cambiamenti da tanto ricercati, una connessione autentica con se stessi e con gli altri. Connessione che consolideremo nei giorni del retreat per poi portarla con noi anche nella nostra vita ordinaria.

Il primo retreat non si scorda mai. E non perché fin dal primo istante si provano solo sensazioni estremamente positive. Il potere del retreat risiede anzi nello smuovere tutto ciò che c’è dentro di noi, senza giudizio. E quindi, sì, anche quelle emozioni che tendiamo a catalogare come “negative”, ma che, a ben vedere, sono semplicemente sfumature e sfaccettature della nostra essenza che dobbiamo solo imparare ad amare.

Per chi è alla prima esperienza, non deve quindi credere di essere sbagliato se all’inizio si sente un po’ titubante e impacciato, e dopo le prime ore inizia persino a chiedersi: “Ma cosa ci faccio qui? Fa davvero per me? E chi sono le altre persone qui?”. È tutto normale. È successo e succede a tutti. E, di nuovo, ecco il potere del retreat: portarti fuori dalla comfort zone, in un ambiente altro, che in realtà è ancora più confortevole e safe, ma, semplicemente, non sei abituato – e lo sappiamo che il nuovo tende prima a spaventarci e poi, solo quando ci lasciamo andare, possiamo notarne i benefici.

Il consiglio che posso darti è uno solo ma preziosissimo: ormai siete lì, e per un motivo. Quindi tanto vale mollare le resistenze e godervi l’esperienza fino in fondo, con fiducia e devozione. Tutto ciò che emergerà è perché era pronto per emergere e noi ora abbiamo le risorse per poterlo trasformare.

E ora veniamo ai benefici: perché partecipare a un retreat?

Un’altra chiave del potere del retreat risiede nel potere del Sangha, termine che definisce l’aspetto di comunione di un retreat, il gruppo con cui condividiamo giorni di pratica guidati da una comune intenzione: riconnetterci a noi stessi – ed eventualmente agli altri, alla natura, al tutto. Quando si partecipa a un retreat, infatti, ci si ritrova con altri ricercatori dal cuore e dagli interessi simili. E quanto più si crea un legame forte tra i partecipanti, tanto più forte diventa la connessione e l’unità con se stessi. A volte il gruppo può essere un gruppo ristretto, che ci regala un’esperienza intima e di cura personale orientata all’introspezione; altre volte, invece, l’obiettivo di un retreat richiede l’attivazione energetica di un ampio numero di persone, creando un campo di condivisione e conoscenza di cui potrà beneficiare ogni partecipante.

Un ritiro intimo è più di una semplice pausa dalla routine; è una decisione consapevole di allontanarsi dalle richieste quotidiane e immergersi in un ambiente stimolante. Per i professionisti e gli individui dinamici che sono sempre in movimento, questo periodo lontano è fondamentale per riconnettersi con il proprio sé interiore e riscoprire ciò che conta davvero. Questo è un momento per ascoltare la tua voce interiore, esplorare la tua vera essenza e abbracciare il potere del cuore. Si tratta di  trovare un senso di pace e chiarezza che spesso può essere perso nel trambusto della vita quotidiana.

Con una miscela di attività consapevoli, come yoga, movimenti, pratiche energetiche, meditazione e passeggiate nella natura, troverai un rinnovato senso di vitalità. Queste pratiche potenti e rigeneranti non solo nutrono il tuo corpo e la tua mente, ma aiutano ad alleviare lo stress, migliorando il tuo benessere generale e consentendoti di tornare alla tua vita quotidiana con una prospettiva rinnovata e una maggiore resilienza.

Oltre al ringiovanimento fisico e mentale, il ritiro ti offre la possibilità di un percorso verso il risveglio spirituale – al di là di quale sia il tuo credo religioso e che tu ne abbia o meno uno. Questo è un momento di “ricerca dell’anima”, che ti porta a una connessione più profonda con te stesso e le tue verità, e un po’ più vicino con la tua vera essenza. Circondato da un piccolo gruppo di individui in un viaggio simile, sperimenterai la gioia della crescita condivisa e del supporto reciproco.

Il vero benessere comprende non solo la salute fisica. Include anche gli aspetti sottili della cura di sé e della crescita spirituale. Il potere del retreat risiede nell’offrire un approccio olistico, che affronta tutte queste dimensioni, le rivela, le libera ed armonizza e restituisce un’esperienza completa che tocca ogni aspetto del tuo essere.

“Da 25 anni partecipo regolarmente a ritiri dedicati al silenzio e alla meditazione. Quando lavoravo come manager, questi ritiri erano il mio “tempo per me”, un modo per fare un reset e creare una base solida sia per la mia vita professionale che personale. Mi permettevano di connettermi profondamente con la mia anima, rendendomi più resiliente e centrata in tutti i miei ruoli. I ruoli nella vita sono come dei cappotti. Ritirarsi ci dà lo spazio per toglierli, riscoprire la nostra vera essenza e sentirci al sicuro nell’essere noi stessi. Solo allora possiamo indossarli di nuovo con maggiore consapevolezza e presenza. Magari con più leggerezza e libertà. Come guida spirituale e insegnante di yoga, i ritiri continuano ad essere un tempo sacro per una profonda auto-riflessione. Mi permettono di lasciare andare i pesi, di sentirmi sostenuta e di amare me stessa con più profondità.”

“I ritiri non sono solo una pausa. Sono un viaggio nel cuore, un tuffo in se stessi – un momento di espansione e trasformazione. Un modo per tornare a casa in una relazione intima con se stessi, fatta di amore, cura, ma soprattutto di rinnovata verità e libertà. Sta a te decidere come vuoi viverli.”

Lo yoga all’interno del contesto di un retreat, si pone come un’insieme di pratiche che sono al tempo stesso intime e individuali, ma i cui effetti si irradiano e potenziano grazie al gruppo. Oggi diversi studi dimostrano che lo yoga, con la sua filosofia e i suoi principi di vita, è uno strumento potentissimo in grado di rispondere alle necessità di un mondo in costante mutamento, che ci permette di comprendere non solo le dinamiche multidimensionali delle relazioni, ma fornisce anche una guida verso una maggiore chiarezza del mondo interiore dell’individuo e di come questi mondi interiori contribuiscano alla realtà sociale co-costruita all’interno della pratica condivisa. In sintesi, come sottolinea questo studio pubblicato dalla Eastern Group Psychotherapy Society, lo yoga offre un approccio sistematico che ha la capacità di far fiorire il potenziale individuale facendolo diventare base dell’espansione del potenziale collettivo.

Una pratica di yoga e meditazione, infatti, è creata insieme da coloro che si siedono a meditare – come spiega questo articolo dell’HuffPost. Di questo parla anche Yoga Magazine, rivista fondata nel 1963 da Sri Swami Satyananda, in questo articolo. Come dice Kristine Klussman nel libro Connection: How to Find the Life You’re Looking for in the Life You Have “La felicità è ciò che tutti noi stiamo inseguendo, ma la connessione, il significato e un senso di scopo sono i desideri che realmente ci soddisfano e portano a una vita di soddisfazione duratura. […] La bellezza della teoria della connessione è che devi davvero solo ricordare una cosa per aumentare la tua capacità di apportare cambiamenti significativi in molteplici dimensioni della tua vita: rendere l’obiettivo della connessione autentica il tuo scopo.” E lo Yoga è uno strumento preziosissimo in questo percorso.

Quando si pensa a un retreat di yoga, meditazione o di più generale crescita personale e connessione a se stessi, spesso lo si immagina come un momento di fuga, di stacco, di separazione dalla vita quotidiana. Una sorta di parentesi che si apre e si chiude in un arco di tempo prestabilito, all’interno del quale ritmi, pensieri, responsabilità, angosce e preoccupazioni svaniscono, e ci sentiamo più leggeri. E, proprio come una bolla, ci aspettiamo – o addirittura, alla fine di un retreat che ci ha particolarmente coinvolti, temiamo – che scoppierà al termine dell’ultima pratica, per poi svanire nel nulla così come è comparsa. Ma, in realtà, non è così.

Il potere del retreat risiede in qualcosa che è molto di più di un semplice bottone per accendere o spegnere i turbinii della nostra mente, e che si riverbera in tutta la nostra esistenza anche al termine del ritiro, in modi più o meno sottili ma tangibili e incredibilmente d’impatto. La vita dopo un retreat non è la stessa, e ora capiremo insieme perché e come funziona.

Un retreat di Yoga e Meditazione offre l’opportunità di immergersi completamente nella pratica, di esplorare la propria interiorità e di trovare un senso di pace, che spesso in effetti manca nel ritmo frenetico della nostra vita. Ma il senso di partecipare a un retreat non si limita al farne esperienza: consiste nel consolidare lo spazio che si è creato, nel prenderci confidenza e nel marcarne i confini, in modo che sia talmente concreto e ben delineato da rimanere anche una volta terminato il retreat, e diventare anzi quello lo spazio da cui poi la nostra vita quotidiana si muoverà. La bolla non scoppia al termine del retreat: diventa spessa, sempre di più, di retreat in retreat, di pratica in pratica. Finché, pur mantenendo la flessibilità e la leggerezza di una bolla, si fa tuttavia indistruttibile. Nessuno potrà più toglierci questo spazio.

Per questo è fondamentale avere cura anche di ciò che c’è dopo il retreat, che si chiama fase di integrazione. Per ognuno di noi ha sfumature e durate diverse, anche in base alla natura e all’intensità del retreat, ma per tutti consiste in un periodo di vulnerabilità e apertura, in cui osservare come i processi attivati durante le pratiche si sedimentano nelle nostre esistenze, che cosa smuovono a livello emotivo e mentale e in che modo, eventualmente, possiamo apportare dei cambiamenti nelle nostre vite per muoverci sempre di più da uno stato di connessione, amore e bellezza verso noi stessi.

Niente paura: in questa fase non sarete soli. Le guide del retreat sono lì per voi anche dopo il termine del ritiro, disponibili a confrontarsi e aiutarvi a capire come integrare nelle vostre vite la bellezza e il benessere di cui avete fatto esperienza, in modo da non perdere tutto una volta rientrati nelle vostre routine. In modo da poterlo invece radicare e – se lo vorrete – farlo diventare parte di nuove abitudini di vita e di un nuovo modo di vivere ed essere.

Per questo, ho pensato di creare PRACTICE BEING . Un programma di Membership online Ogni mese, esploriamo le pratiche e i principi dello yoga e della meditazione, insieme a temi ispiranti per la nostra reale vita quotidiana, stabilendo un obiettivo condiviso di crescita ed evoluzione del mese.

L’obiettivo? Ricreare dal comfort di casa un retreat virtuale, un momento di pausa dallo stress della vita quotidiana a livello fisico, mentale ed emotivo, per prenderti cura del corpo, della mente e della forza vitale in te, a volte tramite un detox, a volte una attivazione, a volte una armonizzazione. In ogni caso, riconnettendoti alla tua essenza e trovando modi e disciplina per mettere la vita al centro del tuo comportamento e della tua giornata.

Costruiamo insieme uno slancio di luce, armonia ed equilibrio, dando priorità allo spirito. Che è poi il vero potere di un retreat in presenza! Siccome la Coscienza non conosce ostacoli, il riunirci intorno a un’intenzione comune crea evoluzione, trasformazione ed espansione – riporta meraviglia – anche se siamo distanti.

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